Se l'AI scrive il codice, io cosa smetto di imparare?
Una camminata filosofica, in discesa (se cado, potete ridere). La domanda che mi porto dietro è semplice: tutta questa spinta verso automazione, intelligenza artificiale e robotica va nella direzione giusta?
Quello che il corpo impara
Faccio un parallelo con le arti marziali, ma vale per qualunque cosa: uno strumento, una professione, la cucina. Quando studio il karate, un pugno o un calcio li ripeto finché non diventano miei. Finiscono nella memoria muscolare e nel sistema nervoso, e a quel punto vengono fuori da soli. Il cuoco fa lo stesso con il coltello, il musicista con lo strumento.
Siamo plastici: il cervello e il corpo cambiano forma con quello che facciamo. L’esempio più semplice è camminare. Un bambino appena nato non cammina; poi impara, e smette di pensarci. Allora pensa a saltare. Poi smette di pensare a saltare e pensa a giocare con i salti. E così via.
L’automazione come imprinting
Se il paragone regge, automatizzare con robot e AI è una versione esterna di quello che facciamo già dentro di noi: prendiamo un processo, lo rendiamo automatico e liberiamo attenzione per il livello successivo. Mi viene in mente il detto “impara l’arte e mettila da parte”. Messa da parte dove? Nel corpo, nella memoria. Oppure, adesso, in una macchina.
E se fosse sbagliato?
Il punto è proprio questo. Se invece stessimo esternalizzando cose che poi ci rendono succubi, inetti o incapaci, sarebbe una scommessa sbagliata: una strada che finisce in un burrone, da cui prima o poi dovremmo tornare indietro.
Parlo per me. Conosco un po’ di Ruby, un po’ di Java, un po’ di C, ognuno al suo livello. Se smetto di scrivere codice e lascio fare tutto agli agenti, resto al livello alto: cosa deve fare il codice, come, quanto deve essere robusto e sicuro. Ma il codice non lo tocco più. Tra sei mesi, se ci rimetto le mani, probabilmente sono quasi incapace. Ne avevo già parlato a proposito dell’evoluzione del developer nell’era dell’AI.
Un muscolo si atrofizza, un altro cresce
La mia controargomentazione è: va bene, ma questo strumento per scrivere codice ce l’avrò sempre. Quel muscolo magari si atrofizza, però se ne allena un altro: la visione d’insieme, la risoluzione dei problemi, la capacità di gestirli, di spiegare ad altre persone come risolverli. E forse questo è più utile su un ampio spettro.
Non ho davvero la risposta. È un esempio di qualcosa che può essere negativo e positivo allo stesso tempo.
Voi cosa state automatizzando? Cosa sta portando l’AI di buono e di cattivo nel vostro campo? Ditemelo nei commenti del video.